Pozzo di Beccaria e emisferi di Cavendish

Descrizione: Questo semplice strumento permette di combinare due esperienze atte a dimostrare che le cariche elettriche si portano sulla superficie esterna dei conduttori. Esso in effetti combina il cosiddetto “pozzo di Beccaria” dal nome del filosofo e fisico italiano Giovanni Battista Beccaria (1716-1781) che osservò questo fenomeno, e gli emisferi detti “di Cavendish”, che furono invece proposti dal fisico e chimico inglese Henry Cavendish. (1731-1810). Esperienze analoghe furono anche eseguite dal fisico francese Charles Augustin Coulomb (1736-1806). .
L’apparecchio è formato da una sfera cava di ottone nella quale superiormente è praticato un foro, sostenuta da una colonnina di vetro inserita in una base di legno. Ad essa sono unite due semisfere cave pure d’ottone e munite di manico in vetro.

a) pozzo di Beccaria.

La sfera viene caricata elettricamente e tramite il piano di prova (asta isolante con bottone conduttore). toccando la superficie interna e quella esterna della sfera si dimostra che internamente non vi è alcuna carica elettrica che è tutta distribuita sulla superficie esterna del conduttore.

b) emisferi di Cavendish.

La sfera viene caricata elettricamente. Avvicinando e toccando la sfera con i due emisferi, e poi allontanandoli subitaneamente, l’elettricità si accumula su di essi mentre la sfera si scarica. Questo fatto è facilmente dimostrabile ponendo in comunicazione la sfera o gli emisferi con un elettroscopio.

Data: 3/4 XIX sec.

Autore: costruito nell’Officina del Istituto Tecnico Toscano

Misure: Diametro massimo: 185, altezza: 400; lunghezza conduttori: 340 mm

dal martedì alla domenica
9.00-13.00 | ultimo ingresso 12.30 14.00-17.30 | ultimo ingresso 17.00

Lunedì chiuso.

Il Planetario è visitabile solo in occasione degli eventi e delle lezioni in programma, su prenotazione.

Museo.
Intero 8 Euro; ridotto 6 Euro.

Planetario.
Intero 10,00 Euro; ridotto 8,00 Euro.

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