Macchina elettrostatica di Voss

Descrizione: Questo tipo di macchina elettrostatica, che riscosse un notevole successo, fu proposto nel 1880 dal costruttore berlinese di strumenti scientifici Robert Voss che ebbe l’idea di combinare una macchina di Holtz (vedi n° inv. 451) con quella ideata da August Joseph Toepler (1836-1912). Questa macchina fu molto diffusa sia nei laboratori di fisica che nei gabinetti di elettroterapia. .
La macchina è montata su di una base ellissoidale di legno munita di quattro piedini. Il disco di vetro mobile reca quattro bottoni d’ottone nichelato ed è imperniato su di un asse fissato ad una colonna di legno inserita alla base. Il disco è posto in rotazione tramite una cinghia di trasmissione azionata da una puleggia munita di manovelle. Questa è imperniata in una colonnina di legno il cui sostegno è fissato alla base. La sua posizione e di conseguenza la tensione della cinghia vengono regolate tramite un apposito spinotto filettato che funge da vite di fissaggio. Il disco di campo fisso è sostenuto da due supporti di ebanite posti sulla base e da un’asta orizzontale fissata alla colonna di legno. Esso ha un foro centrale, attraverso il quale passa l’asse di rotazione del disco mobile, ed è munito di due armature di stagnola ricoperte da settori di carta (induttori). Su di esse sono fissati due bracci metallici a gomito posti diametralmente: ognuno reca una vite munita di fiocchetti metallici che sfregano i bottoni del disco mobile. All’estremità dell’asse è fissato un conduttore diametrale (inclinato di circa 60° rispetto all’orizzontale) munito di punte e di fiocchetti metallici e un’asta di ebanite orizzontale recante i due pettini che fungono da collettori. Ad essi sono collegate due sferette di ottone nelle quali scorrono gli elettrodi terminali muniti di manici di ebanite. La macchina è dotata di due bottiglie di Leida cilindriche le cui armature interne sono in comunicazione con le sferette porta elettrodi. Il fondo di ogni bottiglia poggia su di un disco d’ottone collegato ad un serrafili posto sulla parte frontale della base.
Se ad esempio un induttore è carico negativamente, esso induce una carica positiva sul bottone del disco rotante che tocca uno dei fiocchetti del conduttore diametrale. Il bottone viene poi a trovarsi in contatto con il fiocchetto del braccio collegato all’armatura opposta e le cede così parte della sua carica. Continuando nella sua corsa il bottone si carica di nuovo (ma questa volta negativamente) quando viene toccato dall’altro estremo del conduttore diametrale. E questa carica tramite il contatto con il fiocchetto del braccio ricurvo va ad aggiungersi a quella già presente sull’armatura negativa. Le induzioni reciproche continuano: le cariche sulle armature aumentano e attirando le cariche opposte sui pettini collettori fanno scoccare delle scintille fra le sferette dello spinterogeno. .
La macchina di Voss è autoeccitatrice: contrariamente a quella di Holtz non ha bisogno che le venga conferita una carica per innescarsi.

Data: 1886 circa.

Autore: benchè firmata da Dall’Eco fu costruita da Geissler come riportato sugli inventari

Misure: Larghezza 560, profondità 340, altezza 370; diametro disco fisso: 315 mm

dal martedì alla domenica
9.00-13.00 | ultimo ingresso 12.30 14.00-17.30 | ultimo ingresso 17.00

Lunedì chiuso.

Il Planetario è visitabile solo in occasione degli eventi e delle lezioni in programma, su prenotazione.

Museo.
Intero 8 Euro; ridotto 6 Euro.

Planetario.
Intero 10,00 Euro; ridotto 8,00 Euro.

Search