Detector magnetico Marconi di II tipo

Descrizione: Questo strumento, utilizzato in telegrafia senza fili come rivelatore di onde elettromagnetiche, fu brevettato da Guglielmo Marconi nel 1902 (brevetto inglese 10245 del 1902). Si tratta di un detector a isteresi magnetica nel quale la magnetizzazione di un materiale ferromagnetico viene modificata dal campo oscillatorio prodotto in un trasformatore dalle correnti d’antenna. Lo strumento, capace di funzionare per lungo tempo senza speciali riaggiustamenti, fu in uso sino agli anni della prima guerra mondiale.
Su di una tavola di legno sono fissati due montanti in ottone nichelato e verniciato sui quali due pulegge a raggi sono imperniate verticalmente fra viti a punta. L’asse di una di esse è munito di un pignone che ingrana una ruota dentata azionata da un motore a molla racchiuso in una scatola di ottone nichelato e ferro. In essa è inserita una grossa chiave di carica e una manopola permette di avviare il motore, che è del tipo utilizzato per far girare gli spiedi. La velocità del motore è regolata da un freno aerodinamico a palette. Sulle pulegge scorre un cavetto di ferro ad anello (non originale) composto da più filini; inferiormente esso passa in un trasformatore formato da un primario lungo i cui capi terminano a due serrafili presso i quali sono marcate le lettere “F” e “A”. Una bobina più corta, che forma il secondario, è coassiale alla prima e i suoi capi terminano ad una seconda coppia di serrafili con le lettere “T” E “T”. Presso le bobine ed adiacenti al filo si trovano due calamite a ferro di cavallo (con ancora) i cui poli omologhi sono adiacenti. Esse sono fissate da una sbarra a vite che funge da morsetto. Allo strumento sono uniti due microfoni telefonici di tipo elettromagnetico. Sono di ottone nichelato con auricolare di ebanite.
I capi del primario vengono posti in comunicazione alla terra e all’antenna mentre quelli del secondario sono collegati con il microfono. La magnetizzazione del filo mobile varia passando nel trasformatore e in prossimità dei poli omologhi delle calamite e la variazione avviene nella porzione di filo che si trova all’interno del trasformatore. Questo causa la produzione di due segnali nel trasformatore: uno di essi (a bassa frequenza) è dovuto alla variazione del flusso magnetico; l’altro invece all’allineamento della magnetizzazione nei singoli “domini” che come microscopici magneti indipendenti esistono nel ferro. I domini si allineano uno dopo l’altro e questo fenomeno genera piccole variazioni successive di flusso che producono impulsi di f.e.m. udibili come un brusio nel microfono collegato al secondario del trasformatore. L’arrivo all’antenna di un treno di onde elettromagnetiche (come ad esempio un segnale di telegrafia senza fili) produce nel primario una corrente oscillante che ha la capacità di orientare simultaneamente un gran numero di domini. Il subitaneo cambiamento di flusso magnetico così prodotto viene rivelato da un “click” nel microfono.

Data: 1905 circa

Autore: firmato dalla A. Dall’Eco

Misure: Larghezza 828, profondità 310, altezza 255 mm

dal martedì alla domenica
9.00-13.00 | ultimo ingresso 12.30 14.00-17.30 | ultimo ingresso 17.00

Lunedì chiuso.

Il Planetario è visitabile solo in occasione degli eventi e delle lezioni in programma, su prenotazione.

Museo.
Intero 8 Euro; ridotto 6 Euro.

Planetario.
Intero 10,00 Euro; ridotto 8,00 Euro.

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