Elettrometro a induzione di Righi

Descrizione: Questo apparecchio fu proposto dal fisico italiano Augusto Righi (1850-1920) nel 1872 nell’ambito della sua tesi di dottorato. Si tratta in effetti di una macchina elettrostatica ad induzione del tipo ad addizione di cariche. Per le sue dimensioni, essa non viene utilizzata per produrre alte tensioni e scariche, ma per rivelare cariche elettriche molto deboli che non possono essere misurate direttamente con gli elettrometri correnti. Per questa ragione dunque l’apparecchio viene denominato elettrometro. L’apparecchio di Righi è un modello in scala notevolmente ridotta dei grandi generatori elettrostatici introdotti verso la fine degli anni Venti del Novecento dal fisico americano Robert Van de Graaf (1901-1967) e utilizzati per accelerare particelle cariche e per produrre raggi altamente penetranti.
Lo strumento è montato una base di legno. Un sostegno reca una manovella d’ottone che, collegata tramite una piccola cinghia di trasmissione, aziona una ruota d’ottone inserita in un montante verticale in legno. Grazie ad una cinghia di gomma sulla quale sono fissati anellini di ottone (l’anello di gomma con i portatori di ottone non sono originali ma un rifacimento) la ruota comunica il suo movimento ad una puleggina di rame imperniata sulla sommità del montante. Questa è in comunicazione con una striscia di ottone verticale terminante con un anello che permette di stabilire una comunicazione con la terra. Una colonnina di vetro sostiene un’asta che porta una piastrina induttrice adiacente alla puleggia e un braccio recante una sfera cava di rame attraversata dalla cinghia di gomma. All’interno della sfera c’è una rotellina metallica che tocca gli anellini della cinghia.
Quando sulla piastrina induttrice è presente una debole carica, gli anellini passanti sotto di essa si caricano per induzione elettrostatica essendo collegati con la terra tramite la puleggia. Continuando la loro corsa, essi entrano nella sfera cava e toccando la rotellina al suo interno, cedono ad essa la loro carica. Continuando la rotazione il ciclo continua e le cariche si accumulano sulla sfera.

Data: 3/4 XIX sec.

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Misure: Larghezza 308, profondità 153, altezza 280 mm

dal martedì alla domenica
9.00-13.00 | ultimo ingresso 12.30 14.00-17.30 | ultimo ingresso 17.00

Lunedì chiuso.

Il Planetario è visitabile solo in occasione degli eventi e delle lezioni in programma, su prenotazione.

Museo.
Intero 8 Euro; ridotto 6 Euro.

Planetario.
Intero 10,00 Euro; ridotto 8,00 Euro.

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