Apparecchio a punte di Nobili

Descrizione: Negli anni 1826-1827 il fisico italiano Leopoldo Nobili (1784-1835) studiando i fenomeni di polarizzazione delle pile, osservò la formazione di un deposito iridescente sugli elettrodi. Indagando sistematicamente il fenomeno, Nobili ideò le metallocromie, figure colorate ottenute su di una lastra d’acciaio grazie all’azione della corrente elettrica. Gli “anelli di Nobili” erano ottenuti ponendo la lastra in una soluzione (di solito di acetato di piombo) e immergendo vicino alla sua superficie uno o più elettrodi di platino. Gli elettrodi (o uno di essi e la lastra) erano collegati con una pila. La metallocromia, che ebbe una certa popolarità per colorare piccoli oggetti metallici, fu studiata da diversi scienziati. Negli anni Ottanta dell’Ottocento, il medico e scienziato francese Adrién Paul Emile Guébhard (1849-1924) mostrò che le figure colorate derivanti dall’elettrodeposizione dei sali di piombo, riproducevano le linee equipotenziali date dagli elettrodi.
L’”apparecchio a punte” qui illustrato non è altro che il portaelettrodi ideato dal Nobili per le sue esperienze di metallocromia. Una base di legno ebanizzato reca una colonnina verticale. Essa è attraversata da due bracci d’ottone orizzontali snodabili. Ad un’estremità di ogni braccio è inserita un’asta verticale a cremagliera munite di pinze (uno degli anelli che trattengono le ganasce delle pinze è mancante). Nell’altro estremo delle aste dei bracci (uno di essi è parzialmente mancante) è praticato un foro nel quale si infilavano i reofori a spinotto.

Data: 2/4 XIX sec.

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Misure: Larghezza 235, profondità 134, altezza 200 (circa) mm

dal martedì alla domenica
9.00-13.00 | ultimo ingresso 12.30 14.00-17.30 | ultimo ingresso 17.00

Lunedì chiuso.

Il Planetario è visitabile solo in occasione degli eventi e delle lezioni in programma, su prenotazione.

Museo.
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Planetario.
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