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Modelli in Vetro

Le Collezioni del Gabinetto di Storia Naturale

Modelli in Vetro

Tra le fine del XVIII secolo e quello successivo molti abili artigiani hanno fatto ricorso, nel tempo, ai materiali più diversi per forgiare modelli biologici e riprodurre esemplari altrimenti di difficile conservazione, da utilizzare nella didattica e a fini espositivi. Le loro opere, di svariata natura, in molti casi si rivelarono talmente ben fatte da assumere un grande valore artistico, oltre che scientifico.

È questo il caso dei manufatti prodotti in vetro da Leopold Blaschka (1822-1895) e da suo figlio Rudolf (1857-1939) di Dresda, valenti artisti che eseguirono un’ampia quantità di modelli didattici destinati a prestigiosi istituti e università, come l’Istituto zoologico di Vienna o l’Università di Harvard in Massachussetts.
La grande abilità nella lavorazione del vetro, rivelata sin dall’inizio da Blaschka padre per produrre modelli botanici, fu presto sfruttata per realizzare modelli di animali, come i Celenterati, altrimenti non adatti alle ostensioni museali perché non conservabili se non in alcool, mezzo nel quale perdono però immancabilmente il turgore corporeo e i colori.
Insieme, padre e figlio crearono oggetti estremamente raffinati e in numero cospicuo, ma ben poco della loro produzione giunse in Italia e solamente alcuni musei di storia naturale e istituti poterono acquisire le loro opere. La collezione comprende oggi una serie costituita prevalentemente da Celenterati Scifozoi ma anche Echinodermi e Anellidi, tutti riprodotti con estrema fedeltà anche nelle loro caratteristiche anatomiche più minute.
Acquisita negli anni ’80 del XIX secolo, la raccolta era originariamente composta da 118 reperti e, giunta ai nostri giorni quasi completa, risulta senza dubbio la più ricca del nostro Paese e una delle più importanti e omogenee al mondo La maggior parte dei pezzi risulta oggi in ottimo stato di conservazione, grazie anche al restauro conservativo che è stato compiuto da esperti restauratori sotto la supervisione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
La collaborazione con questa struttura, avviata nel 1999, ha permesso di realizzare una serie di analisi chimiche e di indagini radiografiche e spettrofotometriche, eseguite presso l’apposito Laboratorio Scientifico, al fine di indagare sulle tecniche di realizzazione e sulla natura dei materiali costituenti.

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