Lampada ad arco di Duboscq
Descrizione: Questo tipo di lampada ad arco, simile a quella ideata dal fisico Léon Foucault (1819-1868), fu messo a punto e notevolmente perfezionato dal costruttore francese Jules Duboscq (1817-1886) verso il 1850. Usata spesso nella lanterna dovuta allo stesso Duboscq (n° inv. 281), funziona a corrente continua e la regolazione della distanza fra i carboni è automatica.
Una base cilindrica d’ottone, munita di piede circolare, contiene un elettromagnete. Al di sopra di esso, in un una scatola cilindrica, è contenuto il meccanismo di regolazione. Questo si compone essenzialmente di una molla a spirale, avvolta su di un perno, recante due ruote dentate che si ingranano su di una coppia di cremagliere. I carboni sono fissati verticalmente a due aste mobili, solidali alle cremagliere e, grazie allo svolgersi della molla, vengono avvicinati sino a che le loro punte si toccano. La velocità d’avanzamento dei carboni è regolata da un sistema di ruotismi che azionano una vite senza fine munita di alette la cui velocità di rotazione è costante per l’attrito con l’aria. La ruota che comanda il movimento del carbone positivo ha un diametro quasi doppio di quella che regola la posizione del carbone negativo. Il primo infatti si consuma assai più velocemente del secondo e l’accorgimento permette di mantenere costante la posizione dell’arco. Sopra l’elettromagnete vi è un anello di ferro collegato ad un sistema di sbarrette mobili che possono bloccare il movimento delle ruote dentate. Quando l’arco elettrico diventa troppo lungo la sua resistenza aumenta e la corrente che lo alimenta, passando per l’elettromagnete, diminuisce. Il campo magnetico dell’elettromagnete non è più in grado di trattenere l’anello: questo, rilasciato, sblocca il meccanismo di avanzamento dei carboni che si riavvicinano sino a che l’arco abbia raggiunto una lunghezza normale e una minore resistenza. La corrente allora è tale da generare un campo capace di attirare l’anello: il movimento dei carboni viene nuovamente bloccato. Sulle viti dei serrafili di cui la lampada è munita vi sono le scritte “Pôle zinc” per il polo negativo e “Pôle charbon” per quello positivo. Questa terminologia sottintende l’uso di pile come ad esempio quelle di Bunsen nelle quali appunto gli elettrodi sono di zinco e carbone.
Data: 3/4 XIX sec.
Autore: firmata da Jules Duboscq
Misure: Altezza: 550 circa, diametro massimo: 118 mm
