Apparecchio per proiezioni con lampada ad arco
Descrizione: E’ un apparecchio da proiezione alimentato da una lampada ad arco.
Una coppia si supporti in ferro a forma di “A”, muniti di viti calanti, sostengono due aste parallele sulle quali possono scorrere le varie parti dell’apparecchio. La sorgente luminosa è una lampada ad arco funzionante sia con corrente continua che alternata; la sua base è formata da un cursore che, tramite una manopola con vite senza fine, può essere spostato lungo l’asse ottico del sistema. La lampada è fissata ad una colonnina la cui altezza varia telescopicamente. I carboni sono posti ad angolo retto e sono fissati a vite nei portacarboni. Questi scorrono lungo due guide tramite manopole con vite senza fine poste su assi concentrici. Una di esse aziona una coppia di ingranaggi conici. Il cratere dei carboni si trova in una scatola cilindrica che impedisce alla luce di diffondersi lateralmente.
Il sistema ottico è composto da un condensatore formato da una coppia di lenti piano-convesse (una di esse è incrinata) montate in un collare recante una corona circolare d’ottone. Fra i carboni e il condensatore è possibile porre un recipiente cilindrico di metallo chiuso da due dischi di vetro e munito di due rubinetti. Esso è posto su di un sostegno di legno che si adatta alle aste orizzontali. Nel recipiente si fa circolare dell’acqua che assorbe l’intenso calore sviluppato dall’arco elettrico evitando così un eccessivo riscaldamento (ed un eventuale rottura) delle lenti e delle lastre. Togliendo il recipiente di raffreddamento è possibile adattare al condensatore uno schermo conico che viene imboccato sulla scatola racchiudente i carboni. Probabilmente il cono è stato aggiunto in un secondo tempo.
Davanti al condensatore si trova un quadro metallico recante un telaio scorrevole in legno nel quale possono essere infilati due telai metallici nei quali si inseriscono le lastre da proiezione. L’apparecchio è corredato da 8 di questi telai, 4 di essi possono accogliere lastre di 100×80 mm circa (2 verticali e 2 orizzontali); gli altri 4 (probabilmente non originali) accolgono lastre di 90×90, 120×85, 115×80 (uno verticale e uno orizzontale). La posizione del quadro metallico può essere modificata agendo su di una vite di fissaggio.
L’obbiettivo dell’apparecchio è inserito telescopicamente in un tubo dove può scorrere tramite pignone dentato e cremagliera. Il tubo è fissato ad un collare con una calotta d’ottone che impedisce alla luce parassita di disperdersi fra le lastre e l’obbiettivo. Questo è formato da un sistema asimmetrico composto da due coppie di lenti (una della quali tronco conica e molto spessa) detto “Gruppen Antiplanet” di Steinheil dal nome del loro inventore, l’ottico tedesco Hugo Adolph Steinheil (1832-1893). Sull’obbiettivo, oltre al nome del costruttore vi è inciso: “f = 24 cm /Gruppen Antiplanet 43 mm”. Questo sistema ottico fu ideato allo scopo di ridurre notevolmente l’astigmatismo e la curvatura dell’immagine e venne utilizzato soprattutto negli apparecchi fotografici. Fra le due coppie di lenti si trova un diaframma ad iride la cui apertura è regolabile ruotando un anello zigrinato con una tacca che può coincidere con una scala recante: “1/2, 2/3, 1, 2, 4, 8, 16, 32”.
Data: 1900 circa
Autore: Non è firmato ma sicuramente fu costruito dalla Max Kohl
Misure: Larghezza 1000, profondità 330, altezza 590 mm
