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Storia del Gabinetto di Fisica

La Storia del

Gabinetto di Fisica

Filippo Corridi, primo direttore dell’Istituto Tecnico Toscano dal 1850 al 1859, riuscì ad acquisire una consistente collezione di strumenti come necessario supporto ai suoi ambiziosi programmi d’insegnamento.
L’obiettivo era “promuovere lo studio delle scienze d’applicazione, e il progresso delle utili industrie delle arti e delle lavorazioni”.

Dal 1853 al 1856

Fin dalla sua costituzione, il Gabinetto fu fornito “di quanto può più specialmente abbisognare per le dimostrazioni della scuola, e per le esperienze più delicate; e come tra tanti utili strumenti siano degni di particolare menzione: il catetometro di Perreaux, un eudiometro di Regnault, la macchina di Natterer per la liquefazione dei gas, il gran banco di Duboscq per la proiezione dei fenomeni luminosi, la macchina d’induzione di Ruchmkorff, il fotometro di Babinet, la macchina di Wheatstone, l’apparecchio per la proiezione dei disegni fantascopici di Duboscq, il microscopio dell’Amici”.

Non mancano strumentazioni per la produzione di energia necessaria per gli esperimenti: “una grande pila di novanta elementi alla Bunsen, quaranta di questi elementi sono di costruzione del chimico Carraresi di Firenze e cinquanta del fabbricante Deleuil di Parigi”.

Dal 1857 al 1870

Fin dall’inizio dell’insegnamento, nel 1857, grazie a Gilberto Govi, primo insegnante della Fisica Tecnologica, e soprattutto al successo delle sue lezioni serali, il Gabinetto fu continuamente arricchito di nuovi strumenti necessari allo studio della fisica sperimentale, costruiti nell’Officina dell’Istituto o acquistati dai migliori costruttori francesi, tedeschi e inglesi che all’epoca erano in grado di produrre i migliori strumenti scientifici sul mercato.

In seguito, sotto l’impulso dei valenti insegnanti che si successero (Emilio Villari, Antonio Roiti, Adolfo Bartoli, Eugenio Bazzi), tutti o quasi associati ai Lincei, il Gabinetto crebbe di consistenza.

Dal 1871 ai primi decenni del ‘900

È grazie però all’opera di Antonio Roiti che il Gabinetto di Fisica divenne il luogo di eccellenza per la didattica e la sperimentazione della Fisica a Firenze, ruolo che mantenne fino ai primi decenni del Novecento.

Negli anni della sua permanenza all’Istituto, dal 1871 al 1878, Roiti ordinò nuovamente le collezioni strumentarie esistenti secondo il metodo della Fisica classica e dette nuovo impulso all’insegnamento della Fisica sperimentale favorendo così nuovi importanti acquisti soprattutto per l’Elettricità e l’Ottica. Quando lasciò l’insegnamento all’Istituto per l’Università di Palermo, la consistenza del Gabinetto era la seguente:

Mobili, sostegni, tavole murali 33
Utensili 33
Oggetti di vetro e prodotti chimici 23
Istrumenti di misura 39
Meccanica dei solidi 59
Meccanica dei fluidi 72
Azioni molecolari 14
Acustica 78
Ottica 134
Calore 75
Magnetismo 10
Elettricità 191
Totale degli strumenti al Gabinetto di Fisica nel 1878 738

Poco tempo dopo, nel 1880, al suo rientro a Firenze alla cattedra di Fisica dell’Università, Roiti tenne le sue lezioni, per molti anni ancora, nel Gabinetto di Fisica dell’Istituto Tecnico, contribuendo con i suoi successori Adolfo Bartoli ed Eugenio Bazzi al suo ulteriore sviluppo fino a comprendere più di 3.000 strumenti, macchine, modelli e modelli di macchine.

Oggi

Il Gabinetto di Fisica, per varietà e completezza, è oggi una raccolta unica nel suo genere, la testimonianza più viva e significativa delle Collezioni dell’Istituto Tecnico Toscano conservate al Museo della Fondazione Scienza e Tecnica.