Trasformatore di Tesla

Descrizione: Questo tipo di trasformatore fu ideato verso il 1890 dal fisico americano di origine serbocroata Nikola Tesla (1857-1943), che fu fra i pionieri nelle ricerche sulle oscillazioni elettriche ad alta tensione e che rivestì un ruolo di primaria importanza nello sviluppo della tecnologia relativa alla produzione, alla distribuzione e alla utilizzazione delle correnti polifase.
Su di una base di legno è posto una vasca in vetro riempita di olio (il recipiente in vetro reca le scritte impresse: “ST. GOBAIN PROCEDE BTE SGDG APPERT”). In esso è immerso il trasformatore formato da un primario di poche spire di grosso filo trattenuto da un telaio in legno. Esterno e concentrico al primario è avvolto il secondario composto da molte spire di filo sottile. I capi di quest’ultimo fuoriescono dal bagno d’olio attraverso due tubi di vetro e sono muniti di serrafili. I capi del primario sono invece collegati tramite giunti di ottone a due conduttori angolari che penetrano in due serrafili posti sulla base dello strumento. Il recipiente è chiuso da un coperchio di cartone.
Il primario del trasformatore viene collegato in serie con una batteria di bottiglie di Leida (vedi n° inv. 710) con una bobina di induzione (vedi n° inv. 621) e con uno spinterogeno (vedi n° inv. 716). La bobina carica le bottiglie che, scaricandosi con una scintilla oscillatoria, generano nel primario delle correnti ad alta frequenza (dell’ordine di 10 5- 10 6 Hertz). Nel secondario si producono così delle correnti indotte ad alta tensione che producono lunghe scintille ed effluvi elettrici.
L’apparecchio è corredato dai seguenti accessori:

a) Spirale di grosso filo di rame (lunghezza 310 circa).
b) Semicerchio di filo di rame (larghezza 370 circa). Due fili radiali sono collegati ad un portalampada.
c) Staffa di grosso filo di rame con due portalampade scorrevoli fissati a traverse di ebanite e collegati ai bracci della staffa.
d) Scatola con 6 lampadine di ricambio (non fotografata) da utilizzare con gli accessori b) e c). Si tratta di lampadine con attacchi di tipo Swan (vedi n° inv. 683).
e) Piastra rettangolare di ottone con serrafili (407×152) sovrapposta ad una lastra di ebanite leggermente più grande. Non è certo che questo accessorio (che reca la firma del costruttore) appartenesse al set di apparecchi in questione. Forse veniva utilizzato collegando la piastra a un capo del secondario del trasformatore per produrre un campo elettrico capace di illuminare a distanza i tubi a scarica.

I conduttori b) e c) vengono utilizzati per mostrare come in presenza di alte frequenze la resistenza induttiva giochi un ruolo più importante di quella ohmica. Infatti collegando questi conduttori nel circuito oscillante comprendente lo spinterogeno e la batteria di bottiglie, le lampade si illuminano mostrando come la corrente ad alta frequenza preferisca attraversare il filamento (di grande resistenza ohmica) piuttosto che il conduttore ricurvo (di piccola resistenza ohmica ma di grande resistenza induttiva). In c) le lampadine si illuminano con intensità diversa in funzione della loro posizione rispetto al conduttore.

Data: 1896 circa

Autore: firmato dalla Ducretet & Lejeune

Misure: Larghezza 445, profondità 332, altezza 475 mm

Il museo della Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze è aperto dalle ore 9.00 alle ore 13.30, dal martedì alla domenica.
La biblioteca è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00.

MUSEO
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